Facebook sembra essere incappato in una nuova noia legale per non aver rispettato le richieste dell’Unione Europea, in merito alla tutela dei diritti dei consumatori, circa una modifica contrattuale che era stata già richiesta a marzo 2017.

tutela dei diritti
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In un contesto dove, infatti, i social media sono sempre più frequentati e non solo per il tradizionale scambio di opinioni sui più svariati argomenti ma anche per il consumo online con acquisti di ogni genere in mercati elettronici anche meno noti, il diritto di un consumatore di mantenere riservati i propri dati è diventato sacrosanto.

Input colto immediatamente da Airbnb, il portale web atto a mettere in contatto tra loro persone in cerca di un alloggio per brevi periodi con altre dotate di spazi in eccedenza da mettere a frutto tramite affitto.

La società sembra in effetti non esserselo fatto ripetere due volte, affermando con orgoglio la piena disponibilità ad adeguarsi alla normativa a tutela dei consumatori, mettendo in pratica quanto disposto dall’Unione Europea:

Questa è una buona notizia per i consumatori che beneficeranno ad esempio di una maggiore trasparenza sui prezzi, in modo che possano confrontare le offerte in anticipo – sono state le dichiarazioni rilasciate da Airbnb alla rivista Reuters.

E la Commissione ne avrebbe riconosciuto i meriti sottolineando l’impegno notato nel miglioramento dei termini di servizio, ora provvisti di tutte le informazioni del caso sui prezzi delle prenotazioni nonché sui diritti dei consumatori che decidono di avvalersi del loro tramite (eventuali soluzioni legali per disguidi di qualsiasi genere, risarcimenti, indennizzi, indicazioni e modalità di ricorso contro ipotetiche infrazioni e così via).

Cosa ha fatto Facebook fino ad ora?

Ebbene, se da un lato Facebook, al primo richiamo, aveva promesso di modificare i termini contrattuali entro la fine dell’anno allora in corso (2017) al fine di adeguarsi ai dettami europei, Bruxelles non appare minimamente soddisfatta, recriminando al colosso di Menlo Park di aver adempiuto solo in parte a tale richiesta, e di essere giunto a maggio 2018 con ancora diversi quesiti insoluti.

“La mia pazienza ha raggiunto il limite. Se le modifiche non saranno pienamente attuate entro la fine dell’anno, invito le autorità dei consumatori ad agire rapidamente e sanzionare la società” – chiosa Vera Jourova, commissario UE per la Tutela dei consumatori.

Facebook, d’altra parte, ribadisce l’impegno profuso nei mesi scorsi nel mettere in regola la propria piattaforma alla normativa europea, e la massima disponibilità a una collaborazione continuativa con il Consumer Protection Cooperation Network, al fine di rendere al pubblico il migliore servizio possibile:

“I nostri termini ora sono molto più chiari su cosa è e cosa non è consentito su Facebook e sulle opzioni che le persone hanno a disposizione” – sono state le esatte parole del portavoce della celebre piattaforma.

Ma secondo l’Unione Europea, nonostante siano state apportate tali modifiche, la piattaforma viene ancora presentata e descritta all’utenza in modo ingannevole, nel senso che il network viene proposto ai consumatori come un luogo in cui “i loro dati e contenuti sono utilizzati solo per migliorare la loro ‘esperienza’ complessiva e non menzionano che l’azienda utilizza questi dati per scopi commerciali“.

Inoltre, gli iscritti non verrebbero adeguatamente informati sui passaggi necessari a effettuare una eventuale rimozione dei contenuti se non una definitiva risoluzione del contratto. Ma non solo. La Commissione, che all’epoca sollevò la questione in seguito alle molteplici denunce arrivate da consumatori, che durante la navigazione online su canali social si erano effettivamente ritrovati vittime di truffe (subendo persino l’imposizione di condizioni contrattuali in realtà non conformi alle norme UE a tutela dei consumatori), si è soprattutto concentrata sulla necessità di consentire agli internauti una legittima rescissione da un ipotetico acquisto online indesiderato, cosa fino ad oggi ancora spesso e volentieri soggetta e controversie.

Da considerare anche, non meno importante, la richiesta a Facebook da parte delle autorità di Bruxelles di concedere ai consumatori il diritto di potersi rivolgere, per qualsiasi evenienza, a un tribunale europeo invece delle attuali corti californiane, uniche autorità competenti al momento avendo il social sede legale a San Francisco. Infine, in ultima analisi, viene richiesta la revisione della normativa che regola la responsabilità legale del network nel caso in cui questi infranga una o più clausole, per tutelare al meglio – ancora una volta – i diritti dei consumatori.

È ora di dire basta

Forse è arrivato il momento di far sì che le promesse fatte diventino azioni concrete per i consumatori e Bruxelles dovrebbe essere più inflessibile sulle questioni legate allo sfruttamento dei dati da parte delle grandi compagnie che calpestano i diritti altrui per un mero guadagno economico.

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