Con una serie di offerte telefoniche che fanno oscillare gli utenti tra un operatore e l’altro, bisogna sempre stare attenti a ciò che ci viene realmente offerto.

Servizi preimpostati illegittimi
Servizi preimpostati illegittimi

A fronte di una tariffa mensile concorrenziale e per noi conveniente, spesso si nascondono servizi preimpostati illegittimi che generano quasi sempre costi aggiuntivi. Alcuni cercano di far apparire questi servizi come gratuiti in un primo momento, con la speranza che l’utente poi se ne dimentichi e non si preoccupi di bloccare il rinnovo a pagamento qualche mese dopo.

Si gioca molto spesso su una conoscenza incompleta dell’offerta associata alla SIM, e sulla scarsa voglia di leggere fino in fondo l’intero contratto, che come ben sappiamo è formato da lunghi paragrafi scritti con un carattere di dimensioni minuscole che, diciamocelo, risulta alquanto arduo (sicuramente poco invogliante) esplorare integralmente, anche a causa della natura estremamente articolata del testo stesso, pensato – forse – proprio per aggirare gli utenti ignari (quantomeno è lecito pensarlo).

E cosa possiamo fare in questi casi?

Se, dunque, dopo il passaggio a un nuovo operatore telefonico mobile avvenuto con l’acquisto di una scheda SIM, non venissimo informati adeguatamente sull’offerta e sui servizi preimpostati a pagamento da essa contemplati, potremmo ritenerci pienamente raggirati e frodati. Nella fattispecie, infatti, secondo quanto stabilito dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), il consumatore deve essere libero di scegliere se aderire o meno ai servizi telefonici aggiuntivi, e una fornitura non richiesta potrebbe portare sanzioni per le compagnie telefoniche che adottano questa “pratica commerciale aggressiva sleale”.

Facciamo un ripasso generale

Facendo alcuni passi indietro, tutto iniziò quando nel 2012 l’AGCM inflisse delle ammende a Wind (ora Wind Tre) e a Vodafone Omnitel (ora Vodafone Italia). Le due compagnie erano ree di aver commercializzato delle SIM card con servizi preimpostati quali segreteria telefonica o altre prestazioni, riguardanti la navigazione Internet, che generavano costi aggiuntivi fin quando il consumatore non ne richiedeva espressamente la disattivazione. L’AGCM contestava alle due società di non essere state del tutto trasparenti nelle comunicazioni con l’utenza, non avendo fornito ai consumatori le giuste informazioni sul fatto che i servizi in questione fossero preimpostati e venissero applicati contestualmente all’attivazione della SIM, né tantomeno che avessero dei costi aggiuntivi. Successivamente il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio annullò i provvedimenti dell’AGCM dichiarando che la eventuale disposizione di tali sanzioni spettasse esclusivamente all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCom), e rimettendo alcune questioni alla sua Adunanza plenaria.

La discussione sulla spinosa questione si protrasse fino al 2016, quando l’Adunanza plenaria sentenziò definitivamente che la competenza a sanzionare la violazione degli obblighi informativi appartenesse all’AGCom, mentre rimetteva all’AGCM la facoltà di decidere – e quindi prescrivere delle ammende – in merito a una “pratica commerciale considerata in ogni caso aggressiva” (come la fornitura, di cui sopra, di servizi non richiesti), specificando che per entrambe le situazioni ci si doveva attenere al settore delle comunicazioni elettroniche.

La situazione attuale

Finalmente il 13 settembre 2018 a Lussemburgo la Corte di giustizia dell’Unione europea ha chiarito una volta per tutte la questione, dichiarando che la fornitura di servizi preimpostati è da considerarsi inequivocabilmente illegittima:

I servizi aggiuntivi devono essere forniti solo attraverso la libera scelta del consumatore. Se quest’ultimo non è stato informato né dei costi dei servizi né tanto meno della loro preimpostazione sulla carta SIM che ha acquistato (circostanza la cui verifica spetta al giudice nazionale), non si può ritenere che abbia liberamente scelto la fornitura di tali servizi. In proposito è irrilevante che l’utilizzo dei servizi abbia potuto richiedere, in taluni casi, un’azione consapevole da parte del consumatore. Parimenti, è irrilevante che il consumatore abbia avuto la possibilità di far disattivare o di disattivare egli stesso tali servizi, dal momento che non era stato previamente informato della loro esistenza. Non è evidente che un acquirente medio di carte SIM possa essere consapevole del fatto che tali carte contengano servizi preimpostati e previamente attivati atti a generare costi aggiuntivi, o del fatto che alcune applicazioni o l’apparecchio stesso possano connettersi a Internet a sua insaputa, né che egli abbia una competenza tecnica sufficiente per disattivare tali servizi o tali connessioni automatiche sul suo apparecchio

In conclusione, le condotte ingannevoli o poco trasparenti contestate agli operatori di telefonia mobile sono da considerarsi a tutti gli effetti una “fornitura non richiesta” del prodotto da esse proposto, e, pertanto, ai sensi della direttiva sulle pratiche commerciali sleali, una pratica in ogni caso aggressiva.

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