Altroconsumo va avanti e chiede un rimborso di 200 euro per ogni utente di Facebook. Ma se questa è la semplice e schietta richiesta di risarcimento danni, sono più articolate le motivazioni a sostegno di tale iniziativa.

Class action Facebook
Class action Facebook

Il primo aspetto sollevato dall’associazione dei consumatori più importante d’Italia, che registra circa 400 mila soci, è relativo all’uso scorretto dell’informazione sula gestione dei dati al momento dell’iscrizione sulla piattaforma Social di Mark Zuckenberg.

Di fatto le motivazioni mosse da Altroconsumo prendono spunto dall’apertura della pratica di procedimento per pratiche commerciali scorrette da parte dell’Antitrust Italiano. Con il recente datagate, Facebook viene accusato di utilizzare in maniera massiva e assolutamente impropria i dati degli utenti che popolano il Social Network.

Ma non basta. Facebook ha permesso la stessa scorrettezza a tutte le app di terze parti ospitate in quello che viene definito il Facebook World. Di fatto, condividendo i dati con app di terze parti o comunque con altri soggetti terzi senza il preciso consenso informato da parte dell’utente, Facebook ha violato le norme vigenti a tutela della privacy e della protezione dei dati in genere, senza considerare il buon senso.

Altroconsumo Italia, con i partner di Portogallo, Francia e Belgio, invitano attraverso i propri siti a partecipare alla Class action contro Facebook sbandierata su tutti i mezzi d’informazione con la frase ‘Non siamo i burattini di Facebook‘. L’atto di citazione intanto dovrebbe essere depositato presso il Tribunale di Milano tra la fine di Settembre e l’inizio di Ottobre, ma ci vorranno mesi prima di capire che piega prenderà l’importante operazione lanciata.

Sono state raccolte oltre 25 mila adesioni solo in Italia, e i partecipanti sono destinati ad aumentare, come aumenterà il battage mediatico da parte di Altroconsumo. Se la richiesta sarà accolta dipenderà solo dal giudice, ma di sicuro non sarà una valutazione veloce. Interverrà un pool di tecnici al fine di valutare in primis la legittimità della class action.

Solo poi saranno effettuate le valutazioni economiche relative ai rimborsi dovuti agli utenti per utilizzo improprio dei dati personali e alla quantificazione dei danno morali. I 200 euro richiesti da Altroconsumo sono una valutazione media, e il team di esperti dovrà valutare se la misura è corretta. In Gran Bretagna il garante della privacy ha multato il colosso a stelle e strisce per 50 mila euro.

Certo, per Facebook non è un esborso importante dato che solo nel 2017 ha avuto utili superiori ai 17 miliardi di dollari, ma potrebbe costituire un precedente usato dagli altri Paesi in cui sono in corso le indagini. L’aspetto che emerge con forza, comunque, è che la class action per la prima volta tende a dare un valore sostanziale alla protezione dei dati e della privacy.

Prima di promuovere la Class Action però, Altroconsumo aveva provato ad aprire un dialogo direttamente con il management della piattaforma Social incriminata. Prima uno scambio di lettere, poi un incontro tra i vertici delle società che però si è risolto in un nulla di fatto. Il patron di Altroconsumo definisce disgustato che l’operazione per Facebook è stata una pura formalità.

Il Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori, o meglio conosciuto come Codacons, dal canto suo aveva già cominciato un’indagine che sarebbe sfociata in una class action. Inevitabile la guerra tra le due associazioni. Non corre buon sangue tra Codacons e Altroconsumo, e l’astio non riguarda solo Facebook, anzi, possiamo affermare che spesso le due associazioni a difesa dei consumatori sono in lizza sugli stessi temi.

A sostegno delle proprie tesi Altroconsumo denuncia il Codacons come strumento politico per fare carriera ad uso e consumo di pochi facinorosi, pieno di collusi e arrivisti pronti a giocare con le sorti dei consumatori per proprio tornaconto. In passato il Codacons aveva portato avanti una battaglia per far escludere Altroconsumo dalle associazioni dei consumatori in quanto gli organi responsabili di quest’ultimo non sono eletti democraticamente ma nominati.

Addirittura in maggio il Codacons si augurava di ricevere una denuncia da parte di Altroconsumo. In sostanza gli antichi dissapori non si sono mai placati e le due associazioni sono molto lontane dal seppellire l’ascia di guerra. Quello che si spera è che questa guerra non leda chi dovrebbe essere tutelato dai due enti: i consumatori appunto.

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